IL CASO

Ancora in Italia: insulti razzisti e minacce di morte: giocatore torna in panchina in lacrime

Scritto da Staff CS  | 

Un'altra domenica di odio e di discriminazione che fa male al calcio e allo sport in generale. E' successo tutto sui campi di periferia, precisamente nella partita di serie D tra Sant'Angelo e United Riccione, società ospite che ha denunciato un clima inaccettabile che ha colpito due suoi giocatori, prima, durante e dopo la gara: il portoghese Artur (che se ne torna in lacrime in panchina) e il congolese Benjamin Mokulu, ex Juventus under 23. Insulti razzisti, minacce di morte, con alcuni calciatori del Riccione in lacrime, mentre si chiedeva l'intervento della terna arbitrale, mai arrivato. Il tutto denunciato dallo United Riccione sui suoi profili social:  "Lo stesso presidente e i membri della dirigenza presenti allo stadio Chiesa sono stati minacciati di morte dai tifosi della squadra locale e sono stati costretti ad abbandonare la tribuna. Scortati dalle forze dell’ordine, a metà del secondo tempo. Contemporaneamente dalle tribune occupate dai tifosi della società lombarda si levavano cori offensivi, irrispettosi e soprattutto razzisti all’indirizzo dei calciatori biancazzurri. Lo United Riccione non è disposto ad accettare questo tipo di comportamenti e farà valere le proprie ragioni in ogni sede possibile".

La versione del Sant'Angelo in un comunicato ufficiale

A raccontare un'altra verità ci ha pensato il Sant'Angelo che ha rispedito le accuse ai romagnoli, in una lunga nota ufficiale con una versione totalmente differente: "Il pubblico dello stadio “Chiesa” non ha in alcun modo commesso atti intimidatori nei confronti dei dirigenti della società United Riccione e durante il corso della partita non è stata messa a repentaglio l’incolumità dei dirigenti stessi. Dalle tribune dello stadio “Chiesa” non si sono levati cori offensivi e/o di stampo razzista nei confronti di calciatori, componenti dello staff tecnico e dirigenti della società United Riccione".