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Milan, parla un calciatore rossonero: "Potevo fare il fotografo o il musicista, ma poi..."

Scritto da Staff CS  | 

Pierre Kalulu, difensore del Milan, si è raccontato, nel quinto episodio di 'More Than', tra moda e calcio. Queste le dichiarazioni rilasciate a NSS Sports: "C'è una somiglianza tra il mio stile in campo e il mio stile nel vestirmi. Di norma cerco di essere sempre molto pulito ed elegante, solo ogni tanto provo una giocata più stravagante, fuori dagli schemi. Ogni tanto eh, non troppo altrimenti il Mister Pioli si arrabbia (ride, ndr)".

Sulla moda nello spogliatoio: "La moda è un elemento che ci unisce perché siamo un gruppo a cui piace scherzare, anche se al primo posto resta sempre la squadra (ride, ndr). È vero che i calciatori sono molto concentrati su determinati brand e su cos’è hype al momento ma io più mi inserisco in questo mondo più capisco che non sono queste le cose che importano sul serio. Lo stile per me dev’essere originale, perché è vero che un item molto costoso ti può stare bene ma in questo momento ho altre priorità. In generale non mi concentro troppo sui brand, è più una questione se mi piace o no un determinato capo da acquistare. Ultimamente mi interessano molto Stussy, Our Legacy e Palace, brand molto diversi che rappresentano bene le mie sensazioni. Mi piace indossare qualcosa di classico, non slim ma più casual per sentirmi a mio agio".

Sulle esperienze sul set: "Per me sono sempre un piacere, perché sono un tipo curioso e quando mi affaccio alle novità sono immediatamente interessato ad esse. Se non avessi intrapreso la carriera da calciatore mi sarebbe piaciuto lavorare in qualche ambito artistico, come musicista o come fotografo, non so bene in che modo ma sicuramente qualcosa che mi stimoli costantemente. Ero piuttosto bravo anche a scuola, solo che il calcio era talmente un’evidenza che ho deciso di prendere quella strada. L’altra faccia della medaglia della mia curiosità è che cambio interessi molto in fretta".

L'interesse per la moda: "È qualcosa che mi ha sempre interessato, perché appartiene alle mie origini, ma forse non ne ero ancora consapevole. I miei genitori sono arrivati in Francia dal Congo, che è un paese estremamente conosciuto per l’attenzione che riservano all'abbigliamento, si vede che le persone fanno molto caso a come sono vestiti. Anche mia madre quando ero bambino mi diceva costantemente 'stai attento a questo, stai attento a quello', e quando sei piccolo non ci fai ancora. Ma è vero che quando cresci è qualcosa che ti rimane e ora mi viene naturale fare caso ai miei vestiti e ai dettagli. Per questo magari la mattina ci metto un po’ più di tempo per prepararmi, quindi devo svegliarmi prima per arrivare in orario a Milanello".

Su Milano: "Adesso che ho scoperto di più la città mi piace molto, ci sono molte cose da vedere ma non è troppo grande. È un po’ vecchia per me (ride) ma è veramente bella, c’è tutto, è come una capitale europea. Da quando sono a Milano provo ad essere sempre più inserito nell’ambiente ed a crearmi i miei giri di riferimento. Quando ero ancora in Francia amavo andare al cinema, ero lì una volta a settimana o anche più. Adesso che sono in Italia è un po’ più difficile e sono diventato più casalingo, ma non mi perdo mai le mie serie tv preferite".

Sul Milan: "Essere arrivato e vincere subito lo scudetto è stata una grande gioia. Siamo tutti giovani in squadra e non ci rendiamo conto, perché quando inizi a fare qualcosa e riesci subito ti sembra che quella cosa sia facilissima, invece non è così. Quando sei un difensore ti deve piacere il lavoro sporco e rischiare il meno possibile ma ogni tanto tentare qualcosa in più con il pallone ti trasmette una sensazione di gioia, però poi se riesci sei troppo forte e se fallisci sei troppo scarso".

L’impatto con il calcio italiano: "Io sento pochissimo la pressione. Secondo me la tensione vera, quella che ti blocca la pancia la devi sentire appena entri in campo, non prima. Ad esempio noi giochiamo domenica alle 20:45 (a San Siro contro il Napoli, ndr), se non sono le 20:35 io ancora non sento niente, poi mi arrivano le sensazioni giuste ed entro in clima partita. Quando hai la mia età magari non te ne rendi sempre conto. Allo stesso tempo sei già un esempio per un sacco di persone, una fonte di gioia quando sei in campo. Il calcio in Italia è importantissimo per i tifosi, quindi è giusto dare il massimo per loro. Magari quando sei italiano e vivi sempre in Italia per te è una cosa normale, ma se vai all’estero capisci come sia una passione fortissima".