IL CASO

Neymar a processo a Barcellona: rischia 5 anni di reclusione. Ecco perché

Scritto da Staff CS  | 

Neymar è arrivato al Barcellona nel 2013 e se n’è andato nel 2017. Tanto l’arrivo come la partenza sono stati accompagnati da polemiche e da una montagna di denaro. Ma se il passaggio al Psg è stato fatto in trasparenza col pagamento della clausola di rescissione da 222 milioni di euro, quello dal Santos al Barcellona ha suscitato un polverone legale che ha portato a una serie di cause.

CIFRE BASSE

Dall’inizio le cifre del passaggio dichiarate dal Barcellona erano parse troppo basse. L’allora presidente Sandro Rosell, poi costretto alle dimissioni come poi anche il suo vice e successore Josep Maria Bartomeu, aveva rettificato in parte le cifre iniziali, ma dal Brasile la compagnia Dis, che deteneva il 40% del cartellino di Neymar, ha sempre dichiarato che i numeri pubblicati erano falsi.

TRUFFA E CORRUZIONE

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Dalla Dis hanno denunciato la cosa presso un tribunale di Barcellona e a 9 anni dal trasferimento di O Ney dal Santos al Barça lunedì presso il Juzgado Numero 17 della città catalana inizierà il processo. I reati contestati sono quelli di truffa e corruzione particolare, e gli imputati sono il giocatore, suo padre, sua madre, dirigenti del Santos, Rosell e Bartomeu.

5 ANNI

Per Neymar, suo padre e Sandro Rosell l’accusa chiede 5 anni di carcere e per il giocatore del PSG l’inabilitazione alla pratica sportiva nel periodo della condanna, così come 7 anni d’inabilitazione alla rappresentazione di giocatori per Neymar padre. A margine si pretende l’imposizione di multe complessive per oltre 150 milioni di euro.

FLORENTINO TESTIMONE

Tra i testimoni chiamati a parlare anche Florentino Perez, perché secondo la Dis il giocatore non fu venduto al miglior offerente, visto che il Madrid era disposto a pagare di più per il brasiliano del Santos. Che invece finì al Barcellona, però secondo l’accusa le cifre del passaggio non furono mai dichiarate nella loro integrità, con tanti soldi passati di mano in maniera poco chiara. La parola finale spetta al giudice.