IMBUFALITO

Furia Mourinho, duro sfogo contro la squadra: la frase detta negli spogliatoi col Lecce

Scritto da Staff CS  | 

Un altro sfogo. Non paragonabile alle sfuriate di Bodo o Milano, ma comunque significativo e incisivo. José Mourinho è molto arrabbiato per le ultime due partite della Roma, come in parte aveva spiegato dopo la vittoria di domenica contro il Lecce. Già la scorsa settimana, all’indomani dell’1-2 incassato al Betis, aveva raccolto i giocatori negli spogliatoi per esprimere tutto il suo disappunto: «Per me non è accettabile perdere una partita del genere, soprattutto in casa. Nella mia carriera ho perso raramente nel mio stadio e non ho intenzione di farlo qui. Magari a voi non importa niente ma a me sì» è stato il senso del discorso.  

Rimproveri

Mourinho, che in sala stampa aveva riconosciuto la qualità dell’avversario spagnolo, sperava di stimolare una reazione nervosa nei giocatori. Invece ha ottenuto una brutta vittoria, fortemente influenzata dall’espulsione di Hjulmand e dal rigore fatale di Dybala. «Forse negli anni ho disimparato l’italiano, non riesco a spiegarmi, perché la squadra in campo fa il contrario di ciò che proviamo» ha confessato nelle interviste post Lecce. E così, alla ripresa del lavoro a Trigoria, Mourinho è arrivato ancora più carico: ha interrotto frequentemente l’allenamento, dispensando rimproveri a tutti coloro che sbagliavano un movimento o un passaggio. E’ il suo modo di scuotere dal torpore una squadra che, «anche per stanchezza fisica e mentale», deve ripartire senza il suo giocatore più importante. Uno dei bocciati, forse definitivi, è il guineano Camara: il riferimento pubblico all’assenza «drammatica» di Wijnaldum era l’ammissione indiretta della scarsa stima (tecnica) per l’ultimo rinforzo. 

Aspettative

A Siviglia la Roma si gioca molto: se non ottiene almeno un punto rischia seriamente di retrocedere in Conference League, perché il Ludogorets è già un punto avanti e domani giocherà in casa contro l’Hjk. Mourinho pretende una risposta dai suoi uomini più fidati: Pellegrini, Abraham, Mancini, Cristante. Sono loro, insieme a Smalling che però ha sempre fatto il suo dovere, a doversi prendere la squadra sulle spalle in questo momento. Quando l’allenatore faceva riferimento alla paura di sbagliare, anche in allenamento, si riferiva probabilmente al centravanti, che si è smarrito dietro ai propri errori sotto porta.  

I re

Abraham, in crisi di fiducia, ha bisogno di un gol pesante per riprendere il filo. In estate, in Israele, assicurava scherzosamente di non essere invidioso dell’attenzione riservata a Dybala «perché nella Roma c’è spazio anche per due re». Ma in questo inizio di stagione ha segnato solo due reti, entrambe decisive, proprio su assist di Paolino. Per il resto ha deluso, sbagliando anche giocate molto semplici. Domenica sera, alla fine della partita, è rimasto qualche minuto in campo a rimuginare sulle nuove occasioni sprecate. Gli hanno spiegato che l’unico modo per tornare se stessi è affrontare le difficoltà con leggerezza. Comodo dirlo, un po’ meno interiorizzarlo.