LO SCHIAFFO

Ronaldo rinfaccia tutti i suoi gol a Juve e United

Scritto da Staff CS  | 

«Il 2021 sta volgendo al termine ed è stato tutt’altro che un anno facile, nonostante i miei 47 gol segnati in tutte le competizioni». In quel «nonostante» c’è tutto Cristiano Ronaldo, nel bene e nel male. Il suo post di Capodanno, una specie di messaggio presidenziale a Ronaldolandia, nazione da mezzo miliardo di abitanti social, è in fondo un breve ma efficace manualetto per capire chi è veramente CR7. Per esempio uno che a 36 anni (37 a febbraio) può segnare 47 gol in dodici mesi, giocando con continuità e terrificante incisività sotto porta, ma nello stesso tempo un uomo del tutto refrattario all’idea di squadra. L’ego continua a essere pari alla tecnica, il che significa che, nonostante l’età, Ronaldo continua a essere nella top 5 dei più forti del mondo, senza se e senza ma. Chi sostiene il contrario sbatte il muso sui numeri che, non a caso, Cristiano erige a difendere la sua corona in un periodo avaro di soddisfazioni.

E scrive: «Due club diversi e cinque allenatori diversi. Una fase finale di Europeo giocata con la mia Nazionale e una qualificazione ai Mondiali lasciata in sospeso per il 2022. Alla Juventus sono stato orgoglioso di vincere la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana, e diventare il capocannoniere della Serie A. Per il Portogallo, diventare il capocannoniere dell’Europeo è stato anche un punto culminante quest’anno. E, naturalmente, il mio ritorno all’Old Trafford sarà sempre uno dei momenti più iconici della mia carriera. Ma non sono contento di quello che stiamo ottenendo al Manchester United. Nessuno di noi è felice, ne sono sicuro. Sappiamo che dobbiamo lavorare di più, giocare meglio e offrire molto di più di quanto stiamo offrendo in questo momento. Facciamo di questo Capodanno un punto di svolta della stagione! Abbracciamo il 2022 con uno spirito più alto e una mentalità più forte». Righe che non hanno mancato di offendere i tifosi, ma soprattutto i compagni dello United, perché se uno sottolinea che ha fatto una marea di gol (14 quelli con il Manchester), ma ha vinto poco, implicitamente accusa gli altri. Curioso che sottolinei il numero di allenatori avuti durante la stagione: cinque (Pirlo, Allegri, Solskjaer, Carrick e Rangnick) nell’esonero di due dei quali ha certamente inciso, direttamente o indirettamente (Carrick era il traghettatore nel post Solskjaer).

 

Ronaldo è così, prendere o lasciare. Se lo si prende, nel pacchetto si trovano una caterva di gol, ma anche la salda volontà di allenarsi come e quando vuole lui e di giocare quando vuole lui; il diritto a lamentarsi ad ogni passaggio sbagliato da un compagno e il rischio che i privilegi a lui concessi (forse pure meritati, per carità) crepino la solidità di un gruppo, solitamente più compatto se retto da regole valide per tutti, senza eccezioni. Da qui lo strano paradosso per cui lo si rimpiange (o, meglio, si rimpiangono i suoi gol) quando se n’è andato, mentre quando lo si ha in squadra serpeggia il dubbio che sia un problema. La verità è che Ronaldo non è mai stato, né sarà mai un problema, ma con il passare degli anni e con il gonfiarsi del suo ego necessita di allenatori di spessore umano ed esperienza superiori alla media. Per dire, gli ultimi ad averlo gestito proficuamente sono stati Ancelottie Zidane. Ma era un altro Ronaldo e, oggi, affermare che è iniziata la parabola discendente non deve suonare come una bestemmia (però se non volete farlo arrabbiare non diteglielo).